ALL’ESITO DELL’INCONTRO IN PREFETTURA SI DIMETTE LA MINORANZA

1La minoranza consiliare si è dimessa, questa mattina, all’esito di un incontro in Prefettura che gli stessi avevano richiesto da giorni e dopo che “la pancia” della città era arrivata a urlare lo scandalo di una posizione che da subito era apparsa incomprensibile. Cioè l’annuncio di continuare nel loro mandato ma di non voler più partecipare ai consigli comunali, da quando, nel novembre scorso, all’indomani della sentenza per la vicenda delle concessioni demaniali marittime, aveva portato alla sospensione del sindaco, dell’ex sindaco e di altri amministratori.

L’equilibrismo del gruppo del PD e di “Cittadini (Ir)Responsabili” era parso subito molto precario e contraddittorio per via del fatto che i consiglieri comunali esercitano le loro funzioni nell’ambito dell’Assemblea Cittadina e dichiarando di non voler più partecipare ai Consigli Comunali, di fatto si chiamavano fuori dal ruolo.

Questa mattina la minoranza ha deciso di uscire da un equivoco che durava da troppo tempo ma lo ha fatto dopo un incontro in Prefettura sul cui contenuto vige il massimo riserbo, anche se è improbabile che in quella sede, il titolare della carica, si sia fatto sfuggire qualcosa in più di quello che ormai è diventato il segreto di Pulcinella.

NON SARO’ LO SCHETTINO VILLESE

L'ex cassone
rocco cassone

Cassone che stupido non è (solo un po pavone), dopo le dimissioni del presidente del consiglio comunale aveva deciso di andare avanti comunque e ad agevolarlo, in questo, uno Statuto e un Regolamento che risalgono ai Borboni e che mai alcun presidente del consiglio (comunale) si è preso la briga di revisionare ed adeguare al continuo mutare delle leggi nazionali. L’ultimo presidente, addirittura, piuttosto che badare all’organo cui era stata deputata, aveva di fatto assunto il ruolo di Assessore al contenzioso ed alla Protezione Civile, infischiandosene delle norme di legge, della giurisprudenza e dei pareri del Ministero dell’Interno. Esattamente come ha fatto una minoranza appiattita e addomesticata e come, cosa ancora più grave, ha fatto la Prefettura che – a nostro modo di vedere – ha dimostrato la sua totale inutilità.

Dopo il “colpo di teatro” della minoranza, Cassone potrà anche decidere di proseguire il mandato, grazie anche alla (in)consapevole (?) complicità della minoranza medesima, per via di un vuoto legislativo che Statuto e Regolamento non hanno mai colmato: i consigli comunali sono validi, in prima convocazione, se sono presenti la metà più uno dei consiglieri “assegnati”. Ciò vuol dire che il ritardo con il quale la minoranza ha rassegnato le dimissioni (dopo la convocazione), permetterà a Cassone e alla maggioranza (quel che resta) di vedersi – non oggi certamente – ma in seconda convocazione dove sono sufficienti cinque consiglieri.

Il problema è che alla luce di queste dimissioni (immediatamente operative), il consiglio dovrebbe provvedere alla surroga, ma la convocazione per la surroga, che deve essere fatta al primo consiglio utile, sarebbe una prima convocazione e quindi è verosimile che Cassone sia rimasto impantanato a meno che non decida, anche Cassone, di rimettere il mandato e demandare al Commissario il compito di approvare il bilancio.

LE INCOGNITE DIETRO L’ANGOLO

la prefettura
la prefettura

Da tempo la città s’interroga sul perchè, dopo la “compilation” di accuse gravissime (altre arriveranno) che la Procura reggina muove a Messina e non solo, ancora non sia stata attivata la “commissione di accesso agli atti” (non perchè sia utile ma perchè lo prevede la legge) ovvero non sia stato disposto lo scioglimento del consiglio comunale.

Già dall’informazione di garanzia (che non vuol dire nulla) sull’operazione “Fata Morgana”, notificata in una calda notte del maggio scorso al sindaco Messina e, prima ancora, con le dimissioni dell’OIV Cuzzola per la vicenda della moglie del Primo cittadino, fino alla sentenza sulle concessioni demaniali marittime – e nonostante l’ostinato e offensivo silenzio dello stesso Messina – dalla stampa sembravano trapelare ragioni più che sufficienti per garantire il “fumus” necessario per giungere ad un giudizio.

Allora perchè l’ostinazione di arrivare fino ad oggi per rassegnare le dimissioni da parte della minoranza? Di sicuro la sconfitta al Referendum del 4 dicembre ha giocato un ruolo determinante nel far saltare i “presunti” accordi tra La Valle e Falcomatà per un futuro insieme ed è destinato a far saltare anche la vicinanza della Liberto con noti esponenti del PD reggino. A questo si aggiunga che il “nuovo governo” targato Renzi, vede al Viminale un reggino che ha lasciato qui molti proconsoli e che, con ogni probabilità, a breve farà quello che il suo predecessore Alfano non ha voluto fare.

Questo – a nostro avviso – è il dato scatenante delle dimissioni, prima del gruppo La valle (cui sembrerebbe che Falcomatà nemmeno risponda più al telefono), della Liberto successivamente e infine della minoranza oggi. In buona sostanza, più che rispondere agli interessi della città, sembra che ci si sia uniformati ad una occultata nuova forma di vassallaggio. E Messina che doveva “garantire” per i suoi, è estraneo a questi complotti?

Alla fin della fiera a rimanere col cerino in mano è una città che – nonostante fosse stata avvisata – ha pensato davvero che questi avessero “Villa nel cuore”….

22/12/2016

Antonio Morabito

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